Abbazia di San Galgano, tra mito e leggenda la storia della spada nella roccia italiana

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Nelle vicinanze di Siena, esattamente a Chiusdino, si trova un luogo magico perso nel tempo: l’Abbazia di San Galgano. Un posto di cui, oggi, restano solo le mura in rovina e una meravigliosa storia da raccontare. Perché se in molti, nei secoli, si sono appassionati alla leggenda di re Artù e di Excalibur, forse il merito va proprio all’Abbazia di San Galgano e, soprattutto, al santo a cui è dedicata. Qui, infatti, si trova una vera spada nella roccia che ancora oggi è possibile ammirare. Un oggetto, questo, che ha alimentato la leggenda che gravita attorno a questi luoghi: la spada, in realtà, non si trova nell’Abbazia, bensì nella Rotonda di Montesiepi, eremo poco distante in cui si racconta che San Galgano abbia passato gli ultimi anni della sua vita.

 

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La leggenda dell’Abbazia di San Galgano

Galgano Guidotti nacque nel 1148 a Chiusdino da una famiglia di nobili locali. Qui, visse la sua gioventù gozzovigliando e divertendosi in modo sfrenato. Libertino e scapestrato, sulla via della festa venne colto all’improvviso da due visioni dell’Arcangelo Michele: la prima volta gli si manifestò solamente, la seconda lo invitò a seguirlo. Galgano venne così condotto attraverso un ponte e un prato fiorito, raggiungendo così Montesiepi. Qui, si trovò dinnanzi ai dodici apostoli che lo accolsero e, dopo aver aperto un libro sacro, gli comparve Cristo crocefisso: un evento fuori dal comune che Galgano non riuscì a comprendere, confuso tra sogno e realtà.

 

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Le visioni di San Galgano

Nonostante tutto, ritornò alla sua vita di tutti i giorni. Ma un secondo episodio stava per cambiare, per sempre, la sua esistenza. Secondo la leggenda, durante una passeggiata tranquilla il suo cavallo si rifiutò di proseguire per ben due volte. E così, dopo una preghiera, Michele gli apparve nuovamente, prese le redini del cavallo e lo condusse a Montesiepi, nel punto esatto della prima visione. Galgano decise di creare una croce, ma non riuscì a tagliare la legna per costruirla: così gettò la spada per terra che, spontaneamente, si conficcò fino all’elsa in una roccia. Una voce lo invitò a fare di quel luogo la sua casa: trasformò il suo mantello in un saio e cominciò una vita da eremita, lottando contro le tentazioni e cibandosi solo di erbe selvatiche.

 

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San Galgano, la vita da eremita

Un giorno si assentò, in pellegrinaggio verso Roma. Tre ladri ne approfittarono per rubare la spada: non riuscendo nell’impresa di sfilarla, la ruppero e la abbandonarono in terra. Ma la punizione divina non si fece attendere: uno venne fulminato, uno annegò e l’altro venne aggredito da un lupo che gli tranciò entrambe le mani ma venne risparmiato perché, all’ultimo, invocò il perdono di Galgano. Al suo ritorno, rimase addolorato dalla visione della spada spezzata, ritenendosi responsabile essendosi allontanato. Ma una voce gli disse di riunire i pezzi: la spada, così, si ricompose miracolosamente. Da allora Galgano rimase nell’eremo fino alla fine dei suoi giorni, morendo in preghiera sulla sua spada. Era il 30 novembre 1181 e, dopo quattro anni, venne santificato da papa Lucio III.

 

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Leggenda di San Galgano, le similitudini con i cavalieri della tavola rotonda

Al di là delle leggende, la spada che si trova oggi nell’eremo è realmente spezzata e, per quanto non ci sia nessuna prova che sia effettivamente appartenuta a San Galgano, diverse ricerche hanno stabilito che risale al periodo in cui è vissuto. A rendere ancora più affascinante la storia di San Galgano sono i diversi legami con Re Artù e la leggenda di Excalibur: la presenza del cavaliere Gawain, ad esempio, il cui nome suona molto simile a Galgano. Possibile che Goffredo di Monmouth, creatore di di Artù come personaggio letterario, si sia fatto ispirare da questi luoghi?

 

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