Cristina Bowerman, la storia della chef dalle mille vite e dai mille talenti

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Impossibile racchiudere in una sola parola il genio di Cristina Bowerman. Eclettica, brillante, interessata alle arti non solo culinarie, la chef del romano Glass Hostaria ha più vite di un gatto. Nata il 5 ottobre 1966 in quel di Cerignola, in provincia di Foggia, la sua storia sarebbe perfetta per la sceneggiatura di un film. O per la trama di un romanzo di formazione. Fermandosi a pensare un momento, a colpire del suo vissuto è l’aver saputo rivedere le sue convinzioni e lottare per la sua più grande passione: cucinare.

 

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Cristina Bowerman, chi é

Cristina Bowerman all’anagrafe fa Vitulli, Bowerman è solo l’eredità dell’ex marito del suo periodo statunitense. Ma andiamo con ordine. Pugliese di nascita, comincia la sua formazione al liceo linguistico di Bari per poi iscriversi a Giurisprudenza che, dopo essersi trasferita a San Francisco, continua a studiare. Ma laggiù, negli States, tutto appare più chiaro, di una limpidezza quasi sconcertante: la professione forense non fa proprio per lei. E così, vulcanica e creativa, Cristina diventa graphic designer, professione che porta avanti per una decina di anni e che, sicuramente, ha influenzato anche la sua filosofia culinaria. Che non tarda a sbocciare: si forma alla Culinary Arts di Austin, in Texas, e vive una prima esperienza in cucina al Driskill Grill.

 

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Nel 2004, dopo aver compreso a fondo il significato del “fare ristorazione”, Bowerman torna in Italia e comincia un nuovo capitolo della sua vita. A chi le chiede come ha fatto a scegliere la cucina come sua professione, risponde come ha dichiarato a Io Donna qualche anno fa: “C’è chi fa lo stesso mestiere per una vita e chi lo cambia più di una volta. Nel momento in cui ho realizzato che cucinare poteva essere più del semplice spadellare, che era questione di cultura, tradizione, creatività, ho capito che sarebbe diventata la mia professione”.

Cristina Bowerman, il Glass Hostaria

Tornata in Italia, Cristina arriva a Roma. E in questa città così carica di tradizione, le cui ricette sono di un’intoccabilità tale da essere considerate sacre, la chef riesce a fare il miracolo. Se il debutto avviene con Angelo Troiani al Convivio, è il 2005 quando incontra l’occasione della sua vita: Glass Hostaria a Trastevere. Pulito, minimalista, essenziale e dalla cucina contemporanea. Nel marasma del quartiere, una vera pietra miliare. Un nuovo inizio che non è solo professionale, ma anche sentimentale: Bowerman si lega a Fabio Spada, patron del ristorante, e dalla loro unione nasce Luca. Una delle coppie più vincenti del panorama gastronomico italiano, senza dubbio. A dimostrarlo, i riconoscimenti: nel 2008 arrivano le due forchette di Gambero Rosso, nel 2010 la stella Michelin. Ma la vulcanica chef dai capelli rosa non sa star ferma, tanto meglio per noi. Perché da quando è cominciata la sua storia d’amore con Roma, all’incirca 15 anni fa, Cristina ci ha fatto tanti regali. Tutti graditissimi.

 

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Cristina Bowerman, i progetti

Ovviamente stiamo parlando del Glass Hostaria, ma non solo. Nel 2007 dà vita a Romeo Chef&Baker a Prati, anticipando di netto la tendenza del concept forno + cucina + mercato che accomuna, oggi, molti locali in italia. Nel 2017 sposta questo progetto in Piazza dell’Emporio affiancandolo alla pizzeria Giulietta, sempre guidata dalla sua supervisione. Poi il food truck, trattato con le Api Romeo e Frigo, dedicato al gelato artigianale. E, ancora, l’ambizioso Romeo a Testaccio, progetto che trova posto in uno dei quartieri più animati della città capitolina: un bancone dove fare la spesa, ma anche gustare piatti semplici e di qualità, senza troppe pretese. Cristina Bowerman, una donna che è – davvero – capace in mille cose. Una sola domanda: ma come fa a far tutto?

 

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Courtesy immagine in apertura: Instagram @glass_hostaria

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